La sincope in apnea? 2° parte
Pesca in Apnea - Didattica
Domenica 07 Febbraio 2010 15:02
racconto di Antonio Coppola
Note didattiche e impaginazione di Eduardo Marchese

le cerie si pescano fondo, giocoforza avere un compagni che ci fa assistenza in acqua

Un mese dopo il primo episodio di sincope, e raccontato nello scritto "La sincope in apnea? Fortunatamente la posso raccontare", mi ritrovai nuovamente a commettere errori molto simili ad allora.
Ero in Corsica in compagnia di un espertissimo ed attentissimo profondista, che durante le sue battute di pesca non lascia mai nulla al caso.
Avevo sulle gambe due giorni di pesca in apnea su secche profonde, con una batimetria di esercizio compresa fra i -20m ed i -30m. Il terzo ed ultimo giorno ci ritroviamo nuovamente su quei sommi. Come sempre la mattinata era iniziata con una "tremenda sveglia" alle 4:30 (primo errore): chi dorme non piglia pesci... ma chi dorme si riposa.



pescatore in apnea risale con la sua palamitaAvevamo passato in rassegna i migliori "hot-spots" che il mio capacissimo compagno di pesca conosceva. I risultati erano deludenti: neanche un dentice in carniere. Ci tuffammo su una delle ultime due secche marcate sul GPS. La prima è una guglia che risale dai -50m ai -27. Il primo tuffo tocca a me. Ero perfettamente assuefatto alla profondità ed esegui il tuffo a -28m. Nessun segnale della fauna sottomarina mi fece pensare alla presenza dei dentici. Al loro posto c'erano molti saraghi, però, ed un”gregge”di corvine...ma 10m più sotto. Avvisai il mio compagno della situazione e da lì a poco ci ritrovammo a sparare corvine sul filo dei -40 m (secondo errore). Personalmente non riesco a gestire l'atto della  compensazione a causa della profondità e della velocità di discesa. Tutti e due pensammo che la soluzione migliore fosse quella d' incontrarci "a metà strada" fra la superficie ed il fondo. Dopo 8 corpulente corvine messe a paiolo, ci spostammo su di un' ultima secca con una tana piena di corvine a -36 m (terzo errore).

Il mio compagno eseguì il primo tuffo, ma a circa -15 mt lo vidi disporsi in orizzontale con il fucile in posizione di brandeggio. Risali poco dopo e mi disse di aver visto un tonno di circa 100 chilogrammi.

Mi ventilai usando la respirazione esplosiva (quarto errore) ed appena dopo pochi metri dalla capovolta avvertii una sensazione di onnipotenza. Con il senno di poi, avrei potuto cogliere questa anomalia come un sintomo precursore di un eventuale stato di pericolo. A metà strada, mi orizzontalizzai. Cercai di capire se il tonno fosse nei paraggi. Ovviamente il tonno non c'era ed io ripresi il tuffo nel blu (quinto errore). Il mio compagno m'aveva indicato un punto preciso sul fondale. Era un masso a forma di lettera "C", poggiato sulla sabbia alla base della secca a -36m.  Trovai la tana e le corvine. Una di queste si staccò dal fondo e si diresse verso l'imboccatura del rifugio. La seguii ed un attimo prima che entrasse nella tana, riuscii a colpirla.

Iniziai a ragionare (sesto errore: quando si pesca va calcolato tutto prima, se accade un imprevisto meglio risalire e ragionarci su ma in superficie)  come liberare il mulinello di un fucile non mio (settimo errore). Risalii lentamente, con gli occhi chiusi e le gambe”legnose”. Man mano che mi avvicinavo alla superficie sentivo crescere la fatica. Ad ogni pinneggiata, ogni metro mi sembrava essere un chilometro. Stringevo con forza il fucile (ottavo errore), portando su di peso il pesce catturato, che messo di piatto opponeva una discreta resistenza alla mia risalita. in quel momento no mi venne in mente di lasciare il fucile e sganciare la zavorra(nono e decimo errore). Risalii facendo una fatica enorme e compiendo un errore dopo l'altro. pescando in coppia si condividono le gratificazioni e le emozioni della pesca in apnea

Una volta in superficie anziché respirare con calma, iniziai a parlare con il mio amico (decimo errore). Volevo così celare i movimenti incontrollati del mio braccio sinistro. Ero in presincope e neanche me ne accorsi. Di lì a poco svengo e mi ritrovo senza la maschera ed un po stordito fra le braccia e le urla del mio compagno, a cui devo la vita.

Da quel giorno è cambiato completamente il mio modo di andare in acqua. Non cerco più la profondità. Ho imparato a respirare e ad ascoltare il mio corpo. Ora non cerco più i pesci profondi, ma ho imparato a  pescare, riuscendo a fare belle catture di pesce bianco, ma anche di dentici  e ricciole in poca acqua. Non stresso più il mio organismo con levatacce e l'estenuante ricerca del pesce"ad ogni costo", poiché si rischia troppo e la vita di un pescatore in apnea vale sempre più di qualsiasi possibile cattura.

L'armonia che cerchiamo con il nostro liquido elemento comincia  da una ventilazione pacata e dalla ricerca di tranquillità ed armonia con il mare e con i suoi abitanti. Frequentate un corso di apnea, di pesca in apnea o anche di bombole, in cui persone preparate vi possano correggere e vi aiutino ad impostare un corretto modo di stare in acqua.



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