La sincope in apnea? Fortunatamente la posso raccontare
Pesca in Apnea - Didattica
Giovedì 04 Febbraio 2010 12:46
racconto di Antonio Coppola
Note didattiche e impaginazione di Eduardo Marchese

un pescatore in apnea è risalito in superficie con la sua preda, dopo un lungo agguatoVorrei condividere con voi lettori due frangenti della mia vita da pescatore in apnea, che mi hanno segnato profondamente. L'intento è quello di far conoscere le insidie dell'apnea e della pesca in apnea, attraverso il racconto di "vita vissuta". La sequenza dei fatti, che mi ha portato alla sincope, ha fatto leva su  diversi approcci psico-fisici ed emotivi di cui oggi, con un maggiore bagaglio di esperienza, so riconoscere le avvisaglie e da cui ho imparato a tenermi lontano.

Queste due esperienze di sincope mi hanno fatto capire brutalmente "come non praticare la pesca in apnea". Senza una ricerca interiore,non si comprendono gli errori del nostro stato vitale, l'arroganza verso gli elementi porta all'inesorabile scontro con essi. La nostra sconfitta, una logica conseguenza.  In passato, scoprii quasi subito una mia naturale attitudine alla profondità e ad apnee prolugate. In acqua assecondai da subito questa predisposizione, commettendo il primo errore. Contestualmente, un altro fattore di rischio aumentò il numero Il modo giusto di affrontare la pesc ain apnea è in coppia, sempre in due, un tuffio per uno.delle "errate convinzioni": nei video di pesca in apnea, allora in commercio, la respirazione con espirazione esplosiva era la più usata. Imitare le gesta di questi campioni fu una logica conseguenza. E questo fu il mio secondo errore. Ebbi qualche episodio di samba e pensai che facesse parte di un percorso obbligato al fine di padroneggiare la respirazione esplosiva. Terzo errore. Come sarà ovvio ai lettori più esperti, la sincope non si fece attendere a lungo e ben presto mi venne a trovare. Eviterò di fare nomi dei miei compagni pesca, nel rispetto della mia verità e delle persone che mi hanno salvato la vita.

La prima sincope.

Mi trovavo in Sardegna, con un vecchio amico, quello che poi mi disse quanto fosse sbagliato il modo in cui ventilavo. Ci trovavamo su una secca bellissima, a S.Teresa di Gallura, e stavamo pescando da qualche ora. All'epoca ero completamente rapito dall'elemento liquido, totalmente sicuro della mia prestanza fisica e così assuefatto dalla profondità, che non mi rendevo conto del mio atteggiamento arrogante e strafottente verso la vita ed il mare. Durante l'ultimo tuffo sulla secca, ad una profondità di -30 mt, vedo un' orata di circai 4 kg scartare nervosa vicino ad un gruppo di massi. Mi predispongo alla eventuale cattura mettendomi all'aspetto sul lato di fuga del pinnuto. Ma dell'orata nessuna traccia. I secondi trascorrono veloci ed un bel sarago pizzuto si avvicina da dietro. Non curante della profondità a cui operavo, né del tempo d'attesa sul fondo (quarto errore), faccio roteare il mio arbalete da 100cm di ben 180°. Sparo al pizzuto e lo tiro in superficie, lasciandolo di piatto sull'asta. E siamo arrivati al quinto errore.

Il ricordo in superficie fu quello del mio compagno che mi sollevò la maschera. Gli risposi così:" Grazie ,ma ti sei impressionato?? sei sicuro che ne avessi bisogno? ".  Mi rispose di andare con lui sul gommone e qui mi descrisse l' accaduto.

marco mostra orgoglioso la sua splendida ricciola pescata in apnea

Ero salito in superficie, ma appena sopra il pelo dell'acqua ero svenuto ed inesorabilmente, avendo i polmoni vuoti per effetto dell'espirazione, scesi verso il fondo. Il mio compagno di pesca mi raccontò dell'accaduto e di lasciar perdere la respirazione forzata, poiché praticandola si altera il valore della pressione parziale di CO2 (anidride carbonica). Questo è il parametro che il nostro centro respiratorio utilizza per capire da quanto tempo siamo in apnea. In questo modo potrà dirci quando è il momento giusto per ritornare a respirare, mandandoci il segnale di "Ritorna a respirare". Questo segnale potrà essere inviato sotto forma di "fame d'aria", piuttosto che spasmo alla glottide o contrazione diaframmatica. Il momento in cui insorgeranno questi segnali cambierà a secondo  di come abbiamo respirato prima di un'apnea e della profondità a cui opereremo. Se prima di un' apnea compiremo un solo un atto respiratorio completo ed un' inspirazione profonda, allora maggiore sarà la profondità a cui ci troveremo, più tardi appariranno i segnali suddetti. Per questa ragione la profondità va acquistata nel lungo periodo (un metro all'anno), senza bruciare le tappe. Il nostro corpo e la nostra mente devono imparare a lavorare in sintonia e a capirsi ad una profondità "non comune", in cui gli adattamenti fisiologici del nostro corpo mutano i campanelli d'allarme e le nostre reali necessità.

In un prossimo articolo descriverò "La mia seconda sincope", così da terminare queste mie pillole di pesca in apnea, che mi auguro di tutto cuore possano servire a te lettore per non compiere i miei stessi errori.



Comments

avatar domenico sicilia
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GRAZIE per aver raccontato la tua storia che....purtroppo tanti anni fa' è successo ad un mio amico sub. che da quel giorno non ho piu rivisto...cerchiamo di non rischiare !!!io dico sempre che...se perdo un pesce perche non ho piu' aria a sufficenza è segno che ne prendero' uno piu' grosso!!! ciao domenico sicilia.
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